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COTONE, COTONE BIO, ETICHETTA DI COMPOSIZIONE.

Indicazioni e chiarimenti in merito all’etichetta di composizione.

A seguito di alcune domande ed osservazioni ricevute dai nostri clienti, abbiamo sentito che c’è il bisogno di fare chiarezza su alcuni aspetti in materia di etichettatura dei prodotti tessili. Innanzitutto siamo grati a chi si prende il tempo e l’impegno di scriverci, di chiedere spiegazioni. Molto spesso, quando si è addentro ad una materia, la si dà per scontata, non vedendo come in realtà questa andrebbe spiegata, illustrata. Ecco così l’idea di scrivere queste poche righe sul nostro Blog, ad uso di tutti, con l’intento di dare risposte e di stimolare la curiosità, perché l’etichettatura è uno strumento di comunicazione a tutela che deve essere usato e capito. Parleremo qui specificatamente dell’etichettatura che riguarda la composizione, cioè della natura dei filati impiegati per realizzare il tessuto usato per fabbricare il capo di abbigliamento. Per non mettere troppe informazioni tutte insieme, col rischio di confondere, approfondiremo successivamente, in altro articolo, altri due aspetti importantissimi in materia di etichettatura: l’etichetta di cura e manutenzione e quella del Made in. Qui non vogliamo fare un compendio della disciplina di legge in materia, tecnica e complessa. Sarebbe eccessivo e noioso per parte nostra scendere nei particolari tecnici, tuttavia chi fosse interessato potrà trovare numerose pubblicazioni in materia sul web, realizzate per iniziativa principalmente di Camere di Commercio regionali particolarmente solerti. È comunque evidente che la materia ha suscitato, in passato come oggi, non pochi dubbi, anche fra gli addetti ai lavori. Ecco allora poche righe con cui spieghiamo come facciamo noi a Filbio. Partiamo dal processo di approvvigionamento, da cui derivano gli obblighi di etichettatura: i nostri prodotti in cotone sono confezionati con cotone “biologico”. I tessuti ed i filati che acquistiamo sono pertanto certificati. La certificazione dei tessuti e dei filati di cotone bio avviene generalmente con il GOTS, o con l’ECOTEX, o da altri ENTI soggetti certificatori. Non apriamo un approfondimento sulla disciplina che regola la certificazione, anche qui, chi ama approfondire gli argomenti, potrà trovare soddisfazione sul WEB. Brevemente diciamo che si tratta di certificazioni VOLONTARIE, che i produttori di filati o di tessuti decidono di richiedere in base alla qualità del proprio prodotto. Gli organi di certificazione sono Società che, rispettando i protocolli e le procedure della normativa internazionale vigente, verificano i processi ed i prodotti realizzati rilasciando la certificazione e monitorando la stessa nel tempo. Alcuni tessuti sono da noi selezionati in base ai suggerimenti ed all’esperienza dei nostri fornitori, altre volte realizziamo tessuti esclusivi, acquistando filati certificati che selezioniamo e successivamente facciamo tessere da filature artigiane piemontesi di lunga tradizione. A prescindere dalla natura dei tessuti e dei filati impiegati, la legge prevede il dovere di etichettare l’abbigliamento in capo al produttore dello stesso, dando delle prescrizioni tali da rendere il più possibile univoca la comunicazione che, mediante l’etichetta, viene data. Di conseguenza Filobio è tenuta a posizionare le etichette sui propri prodotti; pertanto è nostra responsabilità rispettare le norme ed i criteri in materia. In Italia l’argomento è disciplinato dalD.Lgs. 22 maggio 1999, n. 194 che è norma nazionale di recepimento ed attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni del settore tessile. Tale normativa prevede all’art. 3:

  1. Denominazioni. 1. Le denominazioni delle fibre di cui all’articolo 2, nonché le rispettive descrizioni, sono riportate nell’allegato I. 2. L’impiego delle denominazioni riportate nella tabella dell’allegato I è riservato alle fibre la cui natura è precisata alla corrispondente voce della tabella.

la citata tabella allegato 1 TABELLA DELLE FIBRE TESSILI prevede che per la Fibra proveniente dal seme del cotone (Gossypium) la DENOMINAZIONE AMMESSA è COTONE. Pertanto, per l’etichetta di composizione tessile, a rigore, l’unica terminologia ammessa è appunto la parola COTONE SENZA ALCUN ALTRO ULTERIORE ATTRIBUTO AGGIUNTO. Per questo motivo nelle nostre etichette di composizione trovate la dizione COTONE e non COTONE BIOLOGICO. L’informazione sulla natura biologica la inseriamo nella separata etichetta in carta, che contiene tutte le informazioni “volontarie” che riteniamo utile e doveroso fornire ai nostri clienti. Ciò vale anche in tutti gli altri campi merceologici, ad esempio per la LANA, ancorché lana merino (quella da noi abitualmente utilizzata in quanto di qualità superiore), non è possibile scrivere nell’etichetta di composizione sul capo la dizione LANA MERINO, ma solo LANA. Considerazioni: Questa è l’interpretazione più rigorosa della normativa, si rifà alla ratio della norma, che vuole evitare che i produttori impieghino l’etichetta di composizione per fini commerciali. In altre parole, se fosse possibile scrivere cotone biologico, sarebbe anche ammissibile scrivere altre indicazioni di attributo, ad esempio cotone finissimo, cotone superiore Pima, ecc, ingenerando un effetto di comunicazione commerciale NON OGGETTIVA al consumatore finale, con probabilità di molta confusione. Secondo alcuni, ma sono queste mere illazioni, la norma favorirebbe la grande industria tessile che, operando su vastissima scala a bassi prezzi, impiega necessariamente il cotone normale e ha buon gioco a far sì che dall’etichetta obbligatoria per legge non possa comparire un’informazione di qualità che non sarebbe per lei possibile apporre (notiamo che la mole di cotone impiegato nelle grandi produzioni di aziende multinazionali è tale che non sarebbe materialmente possibile reperire cotone organico bastevole a soddisfare tale fabbisogno ed il prezzo non sarebbe accettabile dalle politiche aziendali di tali grandi aziende). Infine, ancora, secondo altri sarebbe possibile indicare la natura del cotone con ulteriore attributi, ma fra parentesi in “tono minore”. La scelta di FILOBIO: A fronte di quanto sopra abbiamo deciso di attenerci all’interpretazione più rigorosa, indicando la natura del filato senza ulteriore qualificazione. Pertanto, tutta la comunicazione inerente la natura biologica viene data mediante le etichette di carta apposte al capo. Guardando le etichette presenti sul mercato avrete certo occasione di vedere altre “interpretazioni” degli obblighi di legge. Si tratta di scelte aziendali ed al contempo di criteri etici con cui ogni azienda si confronta. Filobio, conformemente alle regole del proprio Codice Etico, ha preferito essere molto rigorosa nel rispetto del dettato normativo, anche perché così l’etichetta di composizione, che deve essere cucita al capo e che è pertanto potenzialmente fastidiosa, può essere molto ridotta nelle dimensioni risultando meno invasiva quando i bimbi indossano il nostro abbigliamento.